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AMORE E MAL D'AMORE |
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LA GRANDE POTENZA CREATIVA DEL MAL D'AMORE |
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La grande potenza creativa del mal d'amore di Francesco Alberoni
Quante volte mi hanno domandato: «Come si fa a guarire di mal d'amore, smettere di soffrire se ti sei innamorato e non vieni ricambiato?». Per rispondere ricordiamo che noi ci innamoriamo quando, stanchi del nostro attuale modo di essere, vogliamo realizzare altre nostre potenzialità e siamo pronti a ricominciare. Allora ci innamoriamo di chi ci fa intravedere la nuova futura possibile vita. Così si accende il processo di «stato nascente» in cui noi trasfiguriamo tanto il mondo che la persona amata. Sentiamo di avere un'affinità profonda, metafisica, con lei e viviamo il nostro amore come qualcosa che contribuisce all' armonia del mondo, alla perfezione stessa del cosmo. Perciò se chi amiamo ci dice di no, ci rifiuta, non riusciamo a capire, ci sembra qualcosa di assurdo, ma non sul piano psicologico, sul piano della struttura costitutiva dell'essere. E' un assurdo, un vuoto che ci portiamo dentro per anni. E che può essere riempito definitivamente solo con un altro
innamoramento ricambiato. Concludendo, per guarire da un innamoramento deluso, la terapia efficace sta nel continuare il processo di trasformazione già iniziato. Anzi, nell'accelerare il cambiamento esplorando nuove strade. Soprattutto impegnandosi in un grande compito che richieda lotta, lavoro, energia e creatività. Solo così le forze liberate dall'innamoramento possono incanalarsi in un nuovo progetto. E la nostalgia, il dolore, la rabbia, la volontà di riscatto o di vendetta diventano potenze costruttive.
di Francesco Alberoni Le crisi possono essere le migliori opportunità che ci capitano nella vita di Raffaele Morelli
Bisogna guardare i disagi che ci assillano come tentativi dell’anima di
rinnovarci, di farci cambiare mentalità, di farci cominciare una nuova
vita, una nuova esistenza. Non mi vengono brutti pensieri o attacchi di ansia o tristezze immense
perché sono sbagliato!
al “nuovo” che vuole arrivare… In questa chiave
le crisi possono essere le migliori opportunità che ci capitano nella
vita. conservatorio e a tempo perso componeva canzoni in modo magistrale… Faceva anche concerti, scriveva testi insieme ad artisti
che poi sarebbero diventati famosi.
Che ci faceva uno così in un’azienda meccanica?
chiudere la società. Ernesto, che lavorava lì da
qualche tempo occupandosi dell’amministrazione, rimane sconvolto.
è rimasto prigioniero del dolore, del tradimento e
lentamente è andato verso la depressione, l’apatia: si disinteressava di
tutto, non aveva stimoli, via via è diventato un vegetale, sempre più
spaesato». In pochi anni è andato verso la demenza e l’Alzheimer. Il
“vecchio” che era in lui aveva vinto e lui non era riuscito a cambiare
mentalità, ad aprire le porte al suo talento musicale, al demone che
probabilmente lo avrebbe salvato. la mia passione». Così mi racconta: «Da piccolo avevo la passione della mineralogia, raccoglievo sassolini colorati, collezionavo quarzi, ametiste. Collezionavo pietre colorate, mi attiravano e mi attraevano come nessun’altra cosa
la mondo».
Codesto assunto si può parafrasare come segue: mostra
le cose sotto un altro aspetto e tutti coloro che le scorgeranno così,
cominceranno spontaneamente una nuova vita. Ciascuno deve trovare sempre
la propria strada da se stesso, del pari come nessuno potrebbe
incaricarsi di respirare per un altro» (Keyserling, Presagi di un mondo
nuovo, Edizioni di Comunità, pag. 189).
Ecco allora la domanda che dobbiamo farci quando
siamo in crisi: sto seguendo il “vento nuovo” che sta spirando dentro di
me? Se la risposta è sì, arriveranno i doni dell’anima.
la terra sotto i piedi, ci danno un
senso di sconforto e di sconfitta che, di primo acchito, sembra
insuperabile. Siamo affranti, desolati, perduti. si immergono dentro se stessi, si ricordano delle passioni giovanili sepolte, e a loro si affidano. Senza saperlo la crisi li porta a utilizzare talenti che non sapevano neppure
più di possedere. pronte a venire alla luce. Per questo, quando arriva, mai pensare a rimedi vecchi o ragionare nel solito modo, che è poi quello che ha causato il patatrac. Ma battere subito vie nuove, nuovi percorsi, dimenticarsi il personaggio che eravamo prima. E le “energie rigeneratrici” del cervello partoriranno una nuova vita, un nuovo essere.
di Raffaele Morelli Fonte:
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