L'anima gemella? Un bluff...
L’arte di amare, un fiore
che si coltiva
Meglio soli...
Esistono le anime gemelle?
Incontri karmici
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Meglio soli...e ben accompagnati
di Gianpiero Ciappina
Se si sta insieme perché non si riesce a stare soli, si va poco
lontano. Meglio fare vuoto dentro di sé con l’esperienza della solitudine
(senza masochismi). L’amore oltre il rapporto di dipendenza...
Se riflettiamo sulle relazioni di coppia, di solito il concetto di
distanza viene inteso come la misura ottimale che i due partner dovrebbero
mantenere per sviluppare una relazione sana. In questa visione
"geografica", il problema è quello di individuare una estensione alla
quale i due partner ritengono di poter sperimentare la relazione come il
luogo dove sviluppare pienamente le proprie potenzialitá. A questo livello
i problemi sono quelli di trovare l'equlibrio nella distribuzione degli
spazi comuni, l'equilibrio tra i momenti di coppia e i momenti
individuali. Tuttavia, a mio parere la riflessione dovrebbe porsi ad un
livello piú profondo. In altre parole, la domanda fondamentale dovrebbe
essere: quale distanza posso permettermi tra il mio Ego e il progetto di
coppia? Ovvero, qual'é oggi la misura che posso concedermi tra i miei
bisogni irrinunciabili e la reciprocitá che posso impegnare nella mia
relazione? Se osservata da questo nuovo punto di vista, la questione
fondamentale non é piú il negoziato con il partner (spesso continuo ed
estenuante), ma una valutazione tutta interiore al singolo individuo.
É infatti dentro quest'ultimo che si combattono le battaglie tra il
proprio orgoglio e il desiderio di autentica condivisione, tra il bisogno
di "prendere" affetto e il desiderio di donarsi profondamente. Se tuttavia
vogliamo valutare approfonditamente il problema della gestione degli
spazi, dobbiamo fare un passo indietro e partire dal problema della
solitudine. L'essere umano, ci dice il famoso psicoterapeuta Erich Fromm,
é fondamentalmente solo. A differenza degli animali che godono ancora di
una profonda sintonia con la Natura, l'essere umano se ne é
progressivamente allontanato. Mentre negli animali gli istinti continuano
ad essere una sorta di "binario-guida" che li orienta e li sostiene nei
passaggi fondamentali, per gli esseri umani tale guida non è piú presente.
In altre parole, gli istinti non sono piú sufficienti a fornire le
risposte adeguate alla vita degli Uomini. Negli istinti infatti sono
contenute le modalitá per accoppiarsi e riprodursi, ma non per sviluppare
un progetto di coppia sano e gratificante. La natura non é piú in grado di
dare all'Uomo ció che l'Uomo oggi richiede per la propria esistenza.
L'essere umano - dice Fromm - è quindi passato da "essere naturale" ad
"essere culturale", tentando di trovare nell'insieme di credenze, costumi,
valori che compongono la cultura di un popolo, una risposta alle sue
domande fondamentali.
Ma la storia ci dice che la cultura ha fallito in
questo compito. I costumi e le abitudini forniscono risposte parziali,
spesso ancorate al momento storico e che non riescono a tenere il passo
con il succedersi delle generazioni. Accade quindi che ogni generazione
tenda a rifiutare il modello di coppia ricevuto in ereditá dai propri
genitori e tenti di elaborare modelli piú soddisfacenti. Ció avviene
secondo me perché talvolta manca una riflessione profonda sul problema
della solitudine. L'Essere umano, incapace di trovare nei propri istinti
una risposta soddisfacente ai propri bisogni esistenziali, ha sviluppato
alcuni tentativi di risposta culturali. Il senso di separazione dalla
Natura ha prodotto un'angoscia collettiva e un senso di vuoto profondo che
viene raccontato da molti miti, religioni e tradizioni ancestrali. La
Bibbia, nel libro della Genesi simbolicamente racconta la separazione
dell'Essere umano dalla Natura.
Adamo ed Eva, nella loro presunzione di '”conoscenza” si cibano del frutto
proibito nel Paradiso terrestre. Essi quindi perdono la loro purezza e
vedendosi nudi, ne provano vergogna. É questo il passaggio che segna la
differenzazione dell'Uomo dall'animale. Dio per impedire il ritorno verso
l'Eden pone a protezione delle sue porte un Angelo dalla spada
fiammeggiante. L'uomo é quindi condannato da Dio a vivere l'angoscia della
perdita della fusione con l'universo e il vuoto eistenziale della propria
solitudine. Molti sono i modi con cui la cultura ha tentato di riproporre
questa “fusione originaria” nel tentativo di offrire risposte adeguate a
questo senso di vuoto, ma tutti sono indirizzati nel tentativo di impedire
all'uomo di vivere e sentire il proprio vuoto. Si tratta quindi di
modalitá che promuovono una sorta di "narcosi emotiva": l'uso sfrenato del
sesso, il consumismo cieco, l'integralismo religioso, l'uso abnorme
(denunciato in questi anni dall'OMS) di psicofarmaci, la fede dogmatica
nella tecnologia e nell'iperrazionalismo intellettuale, l'uso di droghe.
Sono solo alcune delle risposte oggigiorno più diffuse: modi perversi per
ricreare una fusione, per "non sentire" il proprio vuoto.
In questa prospettiva anche la coppia ha storicamente avuto la funzione di
contenere e tamponare l'angoscia della solitudine. Il mito platonico delle
anime gemelle e il mito dell'amore romantico hanno riproposto la fusione
tra i partner come risposta all'angoscia esistenziale. All'interno del
rapporto a due l'angoscia svanisce, ma in questo modo si finisce per
perdere il desiderio del 'dono di sè' con il rischio di strumentalizzare
l'altro e di finalizzarlo ai propri bisogni. Il partner - in questo
scenario - non é un soggetto protagonista, ma un oggetto rassicurante, un
po’ come la coperta di Linus. L'unica risposta autentica all'angoscia
della solitudine passa innanzitutto dalla necessitá di riconoscere il
proprio vuoto e la propria angoscia. Si tratta solo del primo non semplice
passo. La nostra cultura infatti, affannata a trovare dei tamponi
anestetici, tende a negare l'esistenza di un vuoto esistenziale: questa
tendenza alla negazione e alla rimozione viene di conseguenza rafforzata
nei singoli individui che non facilmente possono accettare di ascoltarsi
profondamente e riconoscere un tale profondo disagio.
É necessario fermarsi e cominciare a fare silenzio, non solo intorno a sé,
ma soprattutto dentro di sé. É necessario fermare il turbinio mentale dei
pensieri e cercare il silenzio, rimanere in ascolto interiore. Dopo aver
incontrato e riconosciuto la propria angoscia, allora é necessario
viverla, attraversare il vuoto, farsi maturare entrando con decisione
consapevole nel proprio dolore. É questo un tema estremamente difficile e
complesso, facile ad equivoci per una cultura, come la nostra, che ha la
fobia del dolore. Farsi maturare dal dolore non significa incedere,
sprofondare in una infinita sofferenza masochista: ma al contrario
significa scegliere di essere protagonisti, decidere di non fuggire nella
narcosi emotiva, significa farsi purificare da un passaggio di crescita
evolutiva importante e necessario. Solo questo coraggioso passaggio di
maturazione rende autenticamente forti, rende immuni dalle seduzioni dei
tamponi culturali, rende solidi. Chi ha attraversato il deserto della
propria solitudine, sa incontrare il partner ad un livello superiore.
L'Altro a questo punto non é piú necessario per tamponare il proprio
vuoto, ma é un altro adulto 'pieno' che può incontrare un altro 'pieno'.
L'incontro quindi é quello di persone adulte che hanno perduto la
tentazione di strumentalizzare il partner per riempire la propria
angoscia: hanno lasciato la propria 'coperta' rassicurante e hanno
raggiunto un livello di maturazione importante. La questione della
distanza, diventa quindi la questione di quale sia il modello di relazione
che viene adottato da una coppia. Se i partner si pongono il problema
della distanza sotto un'ottica 'geografica', rischiano di impantanarsi nel
proprio egocentrismo. E ancora, se i partner non sono consapevoli del
proprio vuoto e inseguono ancora il modello della fusione romantica, che
da due metá ha l'ambizione di formare un unico, rischiano di infrangersi
contro il muro della delusione, delle pretese reciproche, dei
sottoprogetti impliciti. La sola distanza disponibile in questo modello é
quello della prigione simbiotica, dove al bisogno di essere riempiti
vengono necessariamente sacrificati gli spazi di crescita. Se - al
contrario - il modello é quello dell'amore maturo, allora gli spazi sono
quelli della Libertá autentica. Quest'ultima nasce proprio dal fatto che
ogni partner ha 'vissuto profondamente' ed elaborato la propria
solitudine, l'ha attraversata e ne é uscito maturato e trasformato.
A questo punto, la relazione puó finalmente essere fondata sul dono
reciproco, sulla capacitá di donarsi e di riprendersi, sul desiderio
piuttosto che sul bisogno.
di Giampiero Ciappina
Fonte
www.solaris.it |
"...Ricorda, la libertà è
un valore
più alto dell’amore.
Quindi se l’amore distrugge
la libertà,
non ha alcun valore.
L’amore può essere lasciato cadere,
la libertà deve essere
salvata: è un valore più elevato.
E senza libertà non potrai mai essere felice, non è possibile.
Libertà è il desiderio intrinseco di ogni uomo, di ogni donna:
libertà totale, assoluta.
Ecco perché si inizia ad odiare tutto ciò che è distruttivo nei
confronti della libertà.
Non odi forse l’uomo che ami?
Non odi la donna che ami?
Tu odii fatalmente.
E’ un male necessario,
devi tollerarlo.
Poiché non sei in grado
di stare da solo devi riuscire a stare con qualcuno e devi adeguarti alle
richieste dell’altro.
Devi tollerare, devi
sopportare…."
Osho
"Con te e senza di te"
AMORE E MAL D'AMORE
CAPIRE E GUARIRE
IL MAL D'AMORE
Che cos'è l'amore?
Dipendenza affettiva
Perchè
l'amore fa soffrire?
Qual'è il segreto di una
relazione sempre
fresca?
Amore,
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L'amore
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Il mal
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