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L'anima gemella? Un bluff...

L’arte di amare, un fiore

che si coltiva

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Esistono le anime gemelle?

Incontri karmici


 

L’arte di amare, un fiore che si coltiva
di Gianpiero Ciappina

Dio li fa e poi li accoppia, ma nell’amore c’è tutto da imparare. Occorre superare la pretesa dell’amore garantito e l’illusione dell’anima gemella. Ogni esperienza è un’occasione di apprendimento...

Provate ad immaginare uno spermatozoo solo soletto - uno dei pochi superstiti - che dopo una lunga e faticosa corsa, finalmente al cospetto di un ovulo, pensasse con un pò di spocchia: "… e perché mai dovrei fondermi con questo coso? Chi me lo fa fare di perdere la mia preziosa coda e la mia identità?…". Cosa ne sarebbe dell’Umanità? Gli scienziati dicono che da quella unione di cromosomi, i due gameti realizzano una sorta di «salto biologico». In altre parole, esse danno origine ad una nuova cellula che è contemporaneamente sia l’unione delle due originarie, ma nel medesimo tempo anche qualcosa di completamente nuovo: la vita. Eppure nel regno animale, nessuno come l’essere umano, appare così lontano da questa saggezza biologica. Un po' di quella presunzione è infatti presente in ogni essere umano, almeno quando erroneamente ritiene che l’amore sia una diretta conseguenza dell’essere vivi. Una sorta di diritto di nascita: "…visto che sono vivo ho diritto all’amore e ad una vita felice". Certo, l’amore è un diritto: ma è un diritto che va conquistato. Malgrado ciò, sembra molto diffuso il concetto che non vi è alcun bisogno di sviluppare la capacità di amare, perché l’amore discenderebbe semplicemente dall’essere individui umani.

La concezione panteistica dell’amore come una sorta di istinto naturale, come pulsione innata è un errore culturale tra i più terribili e deleteri. Questa falsa idea induce a ritenere che non vi sia alcun bisogno di allenarsi ad imparare l’arte di amare. Credo che questa distorsione dipenda da una estesa confusione di fondo: ovvero che l’istinto naturale possa rappresentare una sorta di "pilota automatico" in grado di condurre le persone alla felicità. Eppure, malgrado i dati degli ultimi quarant’anni confermino un’ampia crisi delle relazioni di coppia, l’errata persuasione che l’amore sia la semplice conseguenza di una tendenza istintiva, è ancora difficile da modificare. La confusione nasce dal fatto che se da una parte effettivamente la natura equipaggia gli individui di alcuni strumenti basilari, non è affatto detto che poi tutte le persone sviluppino tali strumenti. Tanto per fare un esempio, ognuno di noi è dotato sin dalla nascita di muscoli, ma non tutti diventano atleti. Questi ultimi dedicano anni di faticoso e duro allenamento per consentire al loro corpo di rispondere efficacemente, mentre altre persone si accontentano che il patrimonio muscolare rimanga sostanzialmente immutato.

Non c’è nulla di strano, ma è quello che accade nel campo delle relazioni di coppia: moltissime persone da una parte decidono di non sviluppare la loro capacità di amare, ma dall’altra pretendono poi che le loro relazioni siano – per miracolo naturale – stabili, gratificanti e felici.

L’amore è invece una facoltà, una potenzialità sicuramente innata ma che va sviluppata e amplificata. La natura ci ha fornito del minimo indispensabile per consentirci di accoppiarci e riprodurci efficacemente: ma non possiamo pretendere che un tale equipaggiamento elementare sia poi in grado di aprirci le sublimi porte della felicità. È quindi necessario demolire la falsa idea che in materia d’amore non vi sia nulla da imparare. È anzi vero il contrario: spesso la strada della conoscenza è incompiuta e dura tutta una vita. Ogni esperienza, positiva o negativa, è un’opportunità di apprendimento e di sempre maggiore consapevolezza. In mancanza di questa prospettiva, si rischia di cadere in un’altra grande illusione: ovvero che la felicità in amore dipenda dalla fortuna di trovare la persona giusta. Questa chimera ha condizionato intere generazioni di adolescenti (e forse non solo adolescenti) a spostare rischiosamente l’oggetto delle loro riflessioni.

Se infatti la felicità dipende solo dal trovare l’anima gemella, allora le energie non devono essere rivolte a sviluppare la capacità di amare, ma semmai a sviluppare la bellezza esteriore per essere più seducenti ed avere così maggiori opportunità di ricerca. La felicità quindi rischia di essere ridotta al «rendersi amabile», e l’Amore rischia di perdere la sua essenza profonda di «dono» per ridursi al semplice «essere amati». La favola romantica dell’anima gemella ha degradato l’Amore da un’arte da sviluppare ad un semplice problema di oggetto: “trovare la persona giusta”. In questa falsa prospettiva, l’individuo è deresponsabilizzato dalle sorti della sua stessa esistenza, in quanto l’amore dipenderebbe solo da una casualità. Invece che lavorare profondamente sul colmare le proprie lacune interiori, sul modificare il proprio orgoglio e sconfiggere le proprie paure, si rischia di attribuire la completezza della propria vita ad una fatalità più o meno fortunata. Non solo: a peggiorare questo quadro vi è il pericolo di de-personificare il partner, il quale diventerebbe solo un «oggetto» attraverso cui raggiungere il proprio piacere egoico.

L’amore che aspira ad essere grande, profondo e duraturo richiede invece impegno, dedizione e capacità di trascendersi. Non è facile accettare profondamente questa nuova prospettiva perché essa indica un cammino di responsabilità personale, risorse inventive, vigilanza, incessante creatività. L’amore necessita di abbandonare la consuetudine per esplorare territori sconosciuti, necessita sensibilità e piena consapevolezza. L’amore cresce dove viene curato, coltivato, nutrito: dare  per certo che esso vada avanti solo per inerzia o semplicemente per dote naturale è un errore pericoloso. Esso richiede invece dei cambiamenti profondi nelle persone che aspirano a tenerlo vivo. Al di là dell’attrazione iniziale che porta due persone ad unirsi, è necessario essere consapevoli che essi sono anche portatori di molte differenze. Esperienze, opinioni, vissuti, storie eterogenee non sempre sono modificabili solo con la passione, l’impeto e la bramosia. È necessario invece dotarsi di umiltà, morbidezza e flessibilità: è necessario saper mettere da parte il proprio orgoglio che incalza a voler avere ragione sempre e a tutti i costi.

Frasi del tipo “sono fatto così”, “non posso cambiare la mia personalità”, sono fondate su pensieri falsi ma che finiscono per irrigidire un rapporto fino a fargli perdere l’elasticità necessaria per affrontare le difficoltà dell’esistenza. Il tranello della favola del principe azzurro, la chimera dell’anima gemella, l’amore romantico delle fiction e dei romanzi hanno propagandato una falsa cultura dell’amore come «perfezione assoluta». L’Amore non è affatto perfetto perché è un’opera umana: ma è perfettibile.

E’ un’opera d’arte in continua costruzione, è una ricerca paziente fondata sulle potenzialità delle persone: esige la capacità di superare il proprio narcisismo e tentare di essere un dono, libero, spontaneo. Quando amiamo veramente qualcuno, la loro gioia e il loro benessere diventano essenziali, non ne potremmo fare a meno. L’amore implica il dono all’altro di lavorare pazientemente su noi stessi, sui nostri limiti, sulle nostre miserie e sulle nostre pretese al fine di ammorbidirle, di abbandonare le condanne e i giudizi, di placare le smanie ambiziose e di non gettarle con violenza sul partner.

Gli esseri umani effettivamente vengono alla vita con un bagaglio di attitudini, potenzialità e capacità: ma ciò non basta. Essi hanno anche la libertà di decidere come utilizzare questi talenti. Essi possono coltivarli pazientemente al fine di creare bellezza per sé e per gli altri. Oppure possono anche fingere e ignorare di aver ricevuto dei doni da sviluppare, creando così solo lamentele, vittimismo e bruttezza. Bisogna decidere da che parte stare: bisogna scegliere!     E tu cosa hai deciso? ....


di Giampiero Ciappina
Fonte
www.solaris.it

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tutto il lavoro che va fatto

sul cammino spirituale:

il confronto con il nostro attaccamento, l’avidità, la paura, la sfiducia e il giudizio.

Nelle pratiche spirituali più profonde, si scopre che la consapevolezza e l’amore puri sono indistinguibili."

Stephen Levine


 

 

 


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