"Solo chi ama
senza speranza
conosce il vero amore."
Pablo Neruda
L'anima gemella? Un bluff...
L’arte di amare, un fiore
che si coltiva
Meglio soli...
Esistono le anime gemelle?
Incontri karmici
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L'anima gemella? un bluff...
di Gianpiero Ciappina
Colpo di fulmine e anima gemella, meravigliosi miti da sfatare. L’amore è
altra cosa. Anzitutto una potenzialità che si allena. Da cercare dentro di
sé e non chissà dove...
Colpo di fulmine e ricerca dell’Anima gemella sembrano essere i modelli di
relazioni propagandati dalla nostra cultura. Vengono incoraggiati da film
e telefilm, libri e riviste di ogni sorta (la nostra no, ndr). Si spaccia
un modello di amore, fondato sulla ricerca di un’anima, che deve giungere
a riempire il nostro vuoto esistenziale.
Il problema dell’amore sembra
ridursi al problema di trovare l’anima gemella.
Secondo questa visione si
limita cioè ad un semplice problema di ricerca.
Il mito dell’Anima gemella è originato dal mito platonico delle anime.
Racconta Platone che, prima della nascita, le anime vivano nell’Iperuranio,
in uno stato di armonia e completezza, uno modo di essere estatico
determinato dal senso di interezza e perfezione. Alla nascita, tuttavia,
l’anima viene separata in un principio maschile e un principio femminile,
destinati a corpi diversi. Secondo Platone il destino degli esseri umani,
sempre che vogliano recuperare quel senso di interezza, perfezione ed
armonia, è quello di ritrovare l’anima che è stata separata al momento
della nascita. La soddisfacente relazione di coppia quindi sembrerebbe
sottoposta alla necessità di riunificare ciò che è stato separato.
Il mito platonico, al di là della sublime bellezza filosofica ed estetica,
è penetrato a tal punto nella nostra cultura che ne siamo completamente
immersi. Ovviamente, senza rendercene conto.
Di fatto esso si fonda su un errore psicologico che provoca diversi
conflitti relazionali.
Vedere il problema dell’amore come ricerca
dell’anima gemella, induce la persona a concentrare la propria energia
sulla ricerca di qualcosa di esterno alla propria individualità.
Il mito
platonico, nella sua banalizzazione, lascia credere che la realizzazione
dell’Amore si debba limitare a trovare la persona giusta.
Un’illusione di enormi proporzioni che provoca grandi difficoltà nelle
coppie. Detto con altre parole è come se un pittore pretendesse di trovare
il paesaggio giusto prima di produrre la sua opera d’arte.
Per evitare di cadere in questo errore è necessario rendersi conto che
l’attenzione non deve essere concentrata all’esterno, bensì all’interno
dell’individuo. L’amore è una potenzialità.
Non è sufficiente sapere di
possederla, bisogna anche svilupparla ed allenarla, così come gli artisti,
che prima di produrre la loro grande opera originale, trascorrono
moltissimi anni ad allenarsi, a studiare e a riprodurre le opere dei
grandi artisti del passato.
Se il cuore è un muscolo che può essere allenato con la ginnastica e
l’esercizio fisico, anche l’amore, come ci suggerisce Erich Fromm, è
un’arte che si può apprendere.
Ogni individuo nasce con il desiderio di amarsi, di amare e di essere
amato, ma queste sono solo potenzialità che vanno sviluppate. Ci sono
grandi esempi nella storia di persone che hanno saputo allenare la loro
capacità di amare, come Madre Teresa di Calcutta, il Mahatma Ghandi, Don
Bosco. Nelle loro biografie loro stessi dichiarano apertamente che la
capacità di amare è come un muscolo. Più lo alleni e più grande sarà la
capacità di amare.
Per allenare la nostra capacità di amare anzi tutto dobbiamo distinguere
l’Amore dal Possesso. L’amore non ha nulla a che fare con il possesso.
Anzi, si può sviluppare solo quando la relazione è fondata sulla libertà.
Spesso dare la libertà al Partner è una decisione dolorosa che crea
conflitti interni proprio perché va in contrasto con il senso del
possesso. D’altra parte è anche illusorio immaginare che una completa
libertà possa essere il fondamento di una relazione stabile. È quindi
importante valutare il proprio concetto profondo di fedeltà e lavorare
perché la relazione sia basata su entrambi i livelli dell’amore.
E
soprattutto che sia in grado di coinvolgere i nostri desideri, oltre i
nostri bisogni.
Quello dei bisogni infatti è primo livello dell’amore. Essi sono comuni a
tutti gli individui: il bisogno di sentirsi amato, il bisogno di cure e di
attenzioni, il bisogno di comprensione e di calore umano. Questo livello,
pur essendo connaturato all’essere umano, è quello di fronte al quale
bisogna responsabilizzarsi. Infatti spesso può capitare che se un bisogno
non viene soddisfatto dal partner, si avvii un processo di “pretesa”, dove
il partner “deve” assolutamente soddisfare il bisogno.
Se gli individui rimangono a livello dei bisogni, il rapporto è destinato
a diventare problematico.
Si rende quindi necessario sviluppare il secondo livello, quello dei
desideri.
Desiderare viene dal latino (de-sidereum, “guardare alle stelle”) ed è
l’elemento che spinge l’uomo ad innalzarsi dalla proprie miserie. Guardare
alle stelle significa alzare lo sguardo verso il cielo e lo spirito,
piuttosto che stare sempre a strisciare come vermi con il ventre sulla
terra.
Dice Dante Alighieri: «Fatti non foste a viver come bruti , ma per seguire
virtute e conoscenza».
Come possiamo tradurre questa frase relativamente al nostro discorso?
Significa che se rimaniamo a livello dei bisogni, il partner perde la sua
libertà e diventa il mezzo che abbiamo trovato per soddisfare i nostri
bisogni. Non più una persona, ma un oggetto, uno strumento per ottenere
quello che ci serve: senso di protezione, di cura e di attenzione.
Il livello dei desideri è quello che invece ci spinge verso le stelle,
verso il livello dello spirito. Ecco allora che il partner non è più solo
un mezzo per soddisfare i pur legittimi ed umani bisogni, ma è invece
un’opportunità per sviluppare la capacità di amare che supera i limiti
umani. L’opportunità di vivere l’amore come dono e non come pretesa,
l’opportunità di voler crescere e svilupparsi insieme ad un’altra persona,
felici della
sua felicità.
Possiamo distinguere innamoramento e amore proprio dalla capacità con cui
esercitiamo la nostra capacità di amare. Per innamorarsi non serve nulla:
è un movimento istintivo, espressione dei nostri bisogni di calore e di
sesso. Per passare invece ad una relazione stabile bisogna avere la forza
di passare al livello di decisionalità, di progetto di coppia, dove invece
l'istinto non è più sufficiente. E allora dovremmo allenare la nostra
innata capacità di amare.
Giampiero Ciappina
direttore di
http://www.solaris.it
Fonte
www.traterraecielo.it |
AMORE E MAL D'AMORE
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"L’amore deve essere appreso:
è la più grande
arte che esista.
Voi non
siete nati dotati
di quest’arte, non ha nulla
a che vedere con la
vostra nascita.
Dovrete impararla:
è l’arte
più sofisticata."
Osho
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